mercoledì 7 febbraio 2018

Ristoranti solidali


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(foto da internet)

145 chili di cibo all'anno per persona: è l'incredibile dato dello spreco in Italia. In media ogni italiano butta nella spazzatura quasi un quintale e mezzo di alimenti.
Le verdure sono i prodotti più sprecati. Ma finiscono nei cassonetti anche latticini , frutta e prodotti da forno. 


Le cause principali: la data di scadenza oppure che il cibo che non era piaciuto.
Lo rivelano i "Diari di Famiglia dello spreco", cioè i risultati dei test sullo spreco reale condotti su 400 famiglie a campione di tutta Italia.
Da una parte lo spreco, dall'altra il troppo consumo: "il 20% dei bambini dai 6 ai 10 anni è sovrappeso e il 10% è obeso: i cibi che più si sprecano sono quelli fondamentali contro l'obesità, come frutta e verdura", secondo i dati Enpam, l'ente di previdenza dei medici.

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(foto da internet)

Un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano va sprecato mentre 795 milioni di persone soffrono la fame e 1,9 miliardi di adulti sono in sovrappeso (tra cui 600 milioni di obesi).  Altro paradosso: mentre si butta oltre un terzo del cibo prodotto, di cui l'80% ancora consumabile, dall'altro c'è la necessità di incrementare la produzione alimentare per nutrire una popolazione che raggiungerà i 9 miliardi entro il 2050.
La sfida è dunque quella di assicurare una maggiore quantità di cibo senza intaccare le risorse del pianeta.
L'appello per sensibilizzare in chiave antispreco era già arrivato anche da Papa Francesco: «Il cibo che si spreca è come se lo si rubasse dalla mensa del povero, di colui che ha fame».



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(foto da www.repubblica.it)


Mentre governi e Istituzioni pensano a campagne su larga scala, c'è chi si organizza in proprio, dando il proprio contributo. Cuochi, ristoratori, fornai e pasticcieri, associazioni di volontariato, da soli o in modo corale costellano l' Italia e l' Europa con iniziative esemplari. Il più famoso è sicuramente il caso dello chef modenese Massimo Bottura che con la moglie Lara Gilmore ha fondato Food For Soul e, a partire dal Refettorio Ambrosiano nato nei giorni di Expo Milano, ha dato moto a una serie di aperture importanti, unendo due obiettivi: recuperare il cibo che andrebbe sprecato (da ristoranti limitrofi) e fornire pasti di qualità a chi ne ha bisogno. In questo ha coinvolto colleghi di fama internazionale che di volta in volta si avvicendano nelle cucine. Da questa necessità è nato anche il libro (ricavati in beneficenza) "Bread is Gold" il pane è oro, ricette di grandi cuochi per non sprecare l'alimento più umile.



Ristoranti solidali, tutti i modi per distribuire il cibo che finirebbe ingiustamente nei rifiuti
(foto da www.repubblica.it)


E poi sui social diventano virali i casi di ristoratori che preparano scatole con pasti per chi ne ha bisogno.
A Manchester il personale del Bosu Body Bar ha iniziato a mettere i pasti avanzati in confezioni da asporto alle porte del locale, dopo aver notato un forte aumento di persone che dormivano all'aperto nei dintorni.
Il ristorante Rochí a Santander lleva ha allestito all'ingresso della cucina un banco su cui pone lunch box (pasta al ragù, polo e patate a seconda del menu del locale) con la scritta: "Si lo necesitas coge". "Non carità, ma condivisione" ha spiegato il titolare. Sul banco non mancano tovaglioli e posate di plastica, pane per accompagnare le vivande.

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(foto da internet)


Ci sono tanti ristoranti che aderiscono a questa iniziativa anche in Italia: p.es. a Genova la onlus SoleLuna nella piccola stazione di Cornigliano serve piatti caldi a costo zero grazie alle rimanenze delle mense della Ansaldo.
A Roma il progetto delle Acli "Il pane a chi serve" è riuscito a bloccare il flusso che finiva nei rifiuti recuperando 40mila chili di pane grazie a una rete di fornai aderenti. Quel pane accompagna i circa 380mila pasti donati dalle associazioni.
A Napoli Antonio Ferrieri, patron del laboratorio artigianale "Cuori di Sfogliatella" ogni sera regala l'invenduto a chi ha bisogno: circa mille pezzi al mese di rosticceria e 1.200 di pasticceria.
A Bari l'associazione "Incontra" distribuisce ogni sera 100-150 pasti caldi davanti alla stazione, grazie ai prodotti vicini alla scadenza donati dalla catena di supermercati Megamark, alla  frutta e verdura invenduta al mercato, al cibo avanzato nei grandi alberghi della città e al pane, le focacce e i dolcetti di Eataly e dei panifici del centro.


(foto da internet)


Al Maxxi di Roma è stata anche inaugurata una mostra in tema del vignettista Altan, "Primo non sprecare".
In occasione della Giornata di prevenzione dello spreco alimentare, il 5 febbraio, sono state diffuse due ricerche approfondite sull'argomento: il Food Sustainability Index, indice creato da Fondazione Barilla e The Economist Intelligence Unit, che analizza 34 Paesi in base alla sostenibilità del loro sistema alimentare, e i "Diari di Famiglia dello spreco", uno studio condotto da diverse università e dalla campagna "Zero Spreco", per conto del Ministero dell'Ambiente, su 400 famiglie di tutta Italia e un campione di scuole e supermercati italiani.
Dove Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market e della campagna Spreco Zero (che hanno collaborato alla ricerca), dice che "è il momento di rilanciare su due proposte chiave: l'inserimento dell'educazione alimentare nelle scuole primarie, e la richiesta di una normativa comune europea, da promuovere anche attraverso l'Anno europeo per la prevenzione dello spreco alimentare".

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(foto da internet)



Il Food Sustainability Index rende noto che c'è per l'Italia una buona notizia, anche se migliorabile: l'Italia è 4/a nella classifica mondiale della sostenibilità del sistema alimentare.
Prima è la Francia, seguita da Germania e Spagna. Confrontando l'indice del 2016 con quello del 2017, nel nostro paese si è passati dal 3,58% del cibo gettato rispetto a quello prodotto, al 2,3%. Merito soprattutto della recente legge Gadda, che ha semplificato le procedure per le donazioni degli alimenti invenduti. La Coop ad esempio ha fatto sapere che, grazie alla nuova norma, nel 2017 ha aumentato le donazioni di alimentari del 15%, arrivando a 6.000 tonnellate.
Per combattere gli sprechi, la Fondazione Barilla consiglia di fare una spesa ragionata con una lista ben precisa, cucinare solo ciò che puoi consumare, fare attenzione alla scadenza dei prodotti, non buttare via avanzi e scarti alimentari. La Coldiretti ricorda che nelle rivendite dei contadini lo spreco è del 15-25%, nella grande distribuzione sale al 40-60%. Un chilo di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12 mila chilometri, con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l'emissione di 21,6 chili di anidride carbonica.

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(foto da internet)

Syngenta ha realizzato in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare e La Cucina Italiana, ''In cucina io non spreco: ricette e consigli, dal campo alla tavola'', che promuove comportamenti virtuosi a tavola come nei campi, grazie a suggerimenti di chef e agricoltori sulle buone pratiche. 


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